8 Marzo: i diritti, le bambine, la scuola

Oggi ricorre una delle centinaia di feste che percorrono il mondo per ricordarci l’esistenza di diritti legati alle donne, all’istruzione, alla tutela dell’ambiente… Diritti che, se vivessimo in un mondo etico, renderebbero le giornate celebrative assolutamente superflue.

Con il tempo molte di queste celebrazioni hanno assunto toni grotteschi, ne sono esempi luminosi la giornata del sonno, del cane in ufficio, del backup… e potremmo continuare in un elenco infinito.

Più passa il tempo più avanza il timore che queste giornate, nate con il nobile intento di sensibilizzare sui temi importanti, corrano il rischio di diventate un enorme lavabo di coscienze. Nel caso specifico, trovo urticante che, ad occuparsi del tema “diritti delle donne” siamo sempre e solo le donne: le donne organizzano le celebrazioni, le donne gestiscono le consulte o gli eventi, cui raramente partecipano gli uomini, le donne ne discutono tra di loro…

Cosa buona, ovviamente, ma che rischia di creare un recinto dentro al quale ci sentiamo gratificate ma che ci espone al rischio di rischio di restarne rinchiuse. Un insieme di donne che se la canta e se la suona, mentre l’universo degli uomini fornisce contentini continuando imperterrito per la sua strada. Basta guardare i numeri delle giornaliste nei dibattiti televisivi, nelle riunioni di industriali e politici, platee di uomini in cui le quattro donne presenti vengono messe in prima fila, per far vedere che comunque ci sono. Uomini pelati, con la pancia, vestiti in modo discutibile, donne sempre al top, perchè ti immagini una donna con la ricrescita o con i capelli in disordine o vestita in modo non al top? Assumono invece un ruolo di primo piano ad esempio nell’attvità di “meteorine” dove, in minigonna, leggono splendidamente le previsioni del tempo.

Le donne continuano a essere discriminate sul lavoro, pur essendo più brave devono arrancare il triplo e spesso, ancora oggi, costrette ad abbandonare la propria realizzazione se vogliono fare un figlio.

Allora che cosa possiamo fare noi insegnanti affinchè la festa della donna si trasformi in qualche cosa di autentico, in gradi di cambiare le cose “da dentro”?

Abbiano affrontato la giornata magari nelle scuole? Bene. Abbiamo letto un libro che parla di storie di donne magari ribelli? Bene. Ne abbiamo discusso? Bene. Ma il lavoro che ci viene chiesto , proprio in quanto “donne insegnanti” è quello di agire ogni giorno sui comportamenti sia dei maschi sia delle femmine.

  • Come? Aiutando gli uni a riconoscere i diritti delle altre, praticando la gentilezza bidirezionale, creando attività di gruppo e di coppia che smontino gli stereotipi “ Io con le femmine no!“.
  • Come? Organizzando giochi misti, sciogliendo piano piano i gruppi esclusivi delle amiche, altrettando dannosi per la costruzione di relazioni equilibrate tra compagni.
  • Come? Evitando di assegnare solo alle bambine compiti di cura. Non devono sempre essere loro ad aiutare i compagni in difficoltà
  • Come? Utilizzando un linguaggio inclusivo. Bambine e bambini, ascoltatemi!. Bambine, avete lavorato bene. La lingua costruisce pensiero.
  • Come? Riflettendo con i bambini e le bambine sui ruoli assegnati ai due sessi all’interno dei libri e delle famiglie.

E io , che cosa faccio io? Ho viaggiato e visitato scuole di paesi poveri e non avete idea di quanto il tema mi stia a cuore.

In tutte le mie produzioni pongo un’attenzione maniacale ai messaggi subliminali che voglio trasmettere, al linguaggio, alle illustrazioni e alle scelte dei testi.

Un lavoro di cesello di cui vado molto fiera e di cui vi parlerò in un’altra puntata.

“Gutta cavat lapidem”.

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